mercoledì 5 settembre 2018

UNA CHIESA AMICA

È lucida e precisa la valutazione che l’Evangelii gaudium dà dell’azione della Chiesa verso le nuove generazioni: «La pastorale giovanile, così come eravamo abituati a svilupparla, ha sofferto l’urto dei cambiamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessità, problematiche e ferite» (n. 105). Papa Francesco aggiunge: «Anche se non sempre è facile accostare i giovani, si sono fatti progressi in due ambiti: la consapevolezza che tutta la comunità li evangelizza e li educa, e l’urgenza che essi abbiano un maggiore protagonismo» (n. 106).

Il primo passo da compiere è l’ascolto: «Ogni volta che cerchiamo di leggere nella realtà attuale i segni dei tempi, è opportuno ascoltare i giovani». Essi «ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perché portano in sé le nuove tendenze dell’umanità e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono più portatrici di vita nel mondo attuale» (n. 108). È stato osservato come il tema della prossima assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi del 2018 – «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» – intenda stimolare le comunità ad «accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società». Siamo tutti invitati a porci in ascolto dei giovani, in primo luogo intercettandoli nel loro cammino di vita cristiana, con attenzione al «discernimento vocazionale» che riguarda tutte le scelte di vita.

La sfida costituita dalla realtà giovanile chiama la Chiesa a “uscire” dall’autoreferenzialità, per incontrare i giovani e chi nella nostra società li ha veramente a cuore, dialogando con tutti i possibili interessati.

L’auspicio è che non si guardi al sinodo come a un evento lontano, verso cui restare semplici spettatori, ma che ci si senta coinvolti e si accompagnino i giovani a esserne protagonisti.

In tal senso, il sinodo dovrà essere anche un’esperienza di amicizia cristiana e di fraternità: un camminare insieme verso Gesù e con Gesù nella Chiesa.

Ci chiediamo: le comunità parrocchiali, le realtà associative e i movimenti sono ancora capaci di suscitare interesse tra i giovani? Dal nostro punto di vista e in base alla nostra esperienza, che contributo potrà apportare al mondo giovanile il sinodo indetto da Papa Francesco? E come i giovani potranno esserne effettivi protagonisti? È poi necessario chiederci come oggi i giovani immaginano la Chiesa: nel lavoro preparatorio al nostro convegno si è evidenziato che essi sognano una Chiesa capace di essere umana, di vivere la presenza di Gesù in ogni situazione e di aiutarli a credere in Lui nel quoti- diano, perfino nelle contraddizioni della vita. I giovani sembrano desiderare una Chiesa che non escluda nessuno, in cui tutti siano in cammino e che riconosca come unica cartina da tornasole il Vangelo: una Chiesa che vada incontro all’uomo così com’è, perché nella piena libertà possa incontrare Gesù. Una Chiesa che aiuti l’uomo a essere e volersi umano davanti a Dio e con Lui, capace di obbedire al Signore cercando nel suo amore le risposte a tante situazioni che ci mettono in crisi nel mondo e sapendo camminare anche con chi ha una strada diversa, senza perdere se stessa e senza rinunciare a dialogare con la diversità. I giovani vogliono una Chiesa che confidi solo in Dio e sia gioiosa perché è Lui che le dona la gioia, una comunità cristiana che si assuma con passione il compito di educarli, guidarli e accompagnarli verso una religione che non sia lettera morta, bensì fonte di speranza nella vita di tutti i giorni.

Sul piano pratico, ciò significa per tutti noi vivere una presenza quotidiana e costante accanto ai nostri giovani, attraverso forme di aggregazione culturali e religiose che li aiutino a sognare e a impegnarsi in modo autentico e fecondo. Bisogna aiutare i giovani a riacquistare fiducia, entrando in un processo di miglioramento delle proprie condizioni e di rigenerazione del paese. Occorre una nuova missione verso il mondo giovanile, in cui i nostri ragazzi siano chiamati a “compromettersi” per Gesù nei luoghi della loro vita: scuola, università, lavoro, centri Caritas, luoghi di svago. In questo senso, va colto l’invito di Papa Francesco a dare un «maggiore protagonismo» (Evangelii gaudium, 106) ai giovani. Dobbiamo chiederci: come possiamo concretizzare quest’invito del Papa nel nostro territorio e nei nostri ambienti ecclesiali? Un dato è certo: quando la comunità ecclesiale riesce a condividere la vita dei suoi giovani, è allora che acquisisce l’autorevolezza per dire loro sia le parole più facili da accogliere, sia le parole “scomode” che l’obbedienza al Vangelo chiede di proferire. Una Chiesa incarnata ha il compito di far crescere la comunione con e fra i giovani cristiani, perché a loro volta essi siano segno e strumento di un modo diverso di impostare le relazioni tanto all’interno della comunità ecclesiale, quanto nella vita sociale.

Un’altra dimensione in cui i giovani chiedono più o meno esplicitamente di essere accompagnati dalla comunità ecclesiale è quella del discernimento: un territorio come il nostro, esposto a non poche difficoltà socio-economiche, offre prospettive innanzitutto a giovani che, oltre ad avere qualificate competenze di studio e professionali, sono sorretti da tenacia e capacità di perseveranza nei progetti che perseguono. Se ogni cammino autenticamente umano è anche cristiano, come non vedere qui un appello per la comunità ecclesiale a promuovere il consolidamento morale e spirituale dei nostri giovani, affinché essi, con la luce e la forza della fede, abbiano quella marcia in più che consenta loro di sperare e lottare serenamente anche in mezzo a situazioni particolarmente complesse? È significativo che il lavoro preparatorio al nostro convegno abbia evidenziato come i nostri giovani sognino una Chiesa attenta ai bisogni del luogo e che non dimentichi la sua vocazione missionaria globale. Alcuni ragazzi hanno detto a quanti preparavano il materiale di riflessione per il nostro convegno: «Noi giovani sogniamo una Chiesa dove vescovi e sacerdoti non abbiano più paura di sporcarsi le mani con noi. Sogniamo una Chiesa dalla parte degli ultimi e libera da ogni condizionamento che ne infici il messaggio. Sogniamo una Chiesa che abbia il coraggio non solo di essere madre che educa, ma anche sorella con cui camminare e figlia che sappia ascoltare, aperta alle dimensioni del mondo».

Va infine onestamente riconosciuto come i nostri giovani spesso non riescano a riconoscere nelle parrocchie cammini a misura di giovane: anche se in tanti dei nostri presbiteri i giovani trovano un riferimento da amare e stimare, non sempre nei parroci e nei sacerdoti in genere riconoscono un esempio che li porti a dire «vorrei essere come loro». Essi non si accontentano delle mezze misure e sognano una Chiesa radicalmente cristiana, che non solo dica «questo non si deve fare», ma spieghi loro il perché, mostrando con l’eloquenza della vita ciò che va fatto, una Chiesa amica, che non viva solo di tradizioni, anche se è nelle tradizioni più autentiche che si trova il miglior collante tra passato e futuro.

È nella complessità di questo quadro che dovremo sognare e vivere il nostro essere Chiesa dei giovani e per i giovani: quali scelte compiere in tal senso? Quali passi suggerire?

Bruno Forte
Osservatore Romano 18 marzo 2017 p.7

sabato 25 agosto 2018

LE DIFFICOLTÀ DI UNA SCELTA DEFINITIVA

Con la scelta del tema del prossimo sinodo, incentrato sui giovani e sulla loro scelta di una vocazione di vita, Papa Francesco, ancora una volta dopo le assemblee sulla famiglia, dimostra di saper cogliere le necessità del mondo in cui vive e di andare incontro con proposte innovative alle difficoltà delle società. Mai come oggi, infatti, le nuove generazioni sono in difficoltà nello scegliere la propria vita, anche in contesti di benessere economico e di libertà; anzi, sembra che proprio queste due condizioni siano fonte di disorientamento più che di fiducia nel futuro e di volontà di lasciare un segno nel proprio tempo.

E giustamente il documento preparatorio del sinodo individua il nucleo di questa difficoltà proprio nell’incapacità di decidere, affermando che «non si può rimanere all’infinito nell’indeterminazione».

Chi sta accanto ai giovani ha quindi soprattutto il compito di aiutarli a rischiare e a compiere scelte coraggiose per cercare di mantenere fede al progetto di vita sognato e iniziato. Alle radici di questa debolezza nella scelta di una vocazione vi è senza dubbio il collasso del sistema scolastico, ormai evidente in tutti i paesi occidentali e che non sa più preparare i giovani a sforzi prolungati in vista di obiettivi di lungo periodo. La possibilità di avere tutto subito, infatti, è dilagata in ogni ambito della vita, accentuando un atteggiamento che ha molti aspetti in comune con il consumismo.

Un altro aspetto decisamente positivo, e del tutto nuovo in un documento di tale natura, è l’attenzione costante alla differenza fra donne e uomini nel vivere gli stessi fenomeni.

sabato 11 agosto 2018

FESTA SANTA CHIARA



Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta,
perché hai buona scorta nel tuo viaggio!
Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e,
sempre guardandoti come una madre 
il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore.
E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata
(S. Chiara)



L’11 agosto 1253 Chiara muore nel monastero di San Damiano, fuori dalle mura di Assisi, dove visse per 42 anni.

Il monastero delle “Sorelle povere”, già negli ultimi anni dell’agonia di Chiara, era meta di un vero e proprio pellegrinaggio popolare. Il giorno successivo alla morte, al momento dei funerali, il papa stesso, che era presente ad Assisi quei giorni con la sua corte, propose di celebrare l’ufficio delle Vergini e non piuttosto quello dei morti, mostrando in questo modo di considerare Chiara già santa.

Solo nel mese di ottobre il papa promosse la canonizzazione di Chiara affrettando l’avvio del processo di canonizzazione, considerando anche, oltre alla devozione popolare, i numerosi miracoli avvenuti in vita e dopo la sua morte. La santità di questa donna non può prescindere dalla sua grande umanità. Era cresciuta in ambiente familiare, ben inserita nel contesto sociale ed economico di Assisi del 1200: apprese la cultura cortese-cavalleresca dell’epoca e, con la madre e le sorelle, respirò quell’ansia e quell’attenzione alle relazioni umane che caratterizzò tutto la sua vita. Con la madre si recava a portare il pane ai lebbrosi, pregava per loro e per gli abitanti di Assisi. Tutte note caratteristiche che porterà con sé e testimonierà anche nel suo monastero. Perché Chiara è la prima donna nella storia della Chiesa ad aver scritto una Regola per le donne.

mercoledì 1 agosto 2018

L'ALTRA CHIESA DEI PRETI SCALZI

“È scalzo il nostro prete”, il prete che papa Francesco ha additato ai vescovi italiani come esempio cui guardare. Non è la prima volta che i vescovi italiani si ritrovano per discutere del rinnovamento e della formazione dei preti, tra i quali ci sono anche loro, che proprio di mezzo al clero sono scelti per un servizio di presidenza nelle chiese locali. Di fronte a loro papa Francesco non si è soffermato sulle urgenze di una formazione permanente teologica e spirituale, non ha tratteggiato un'ipotetica figura di vescovo ideale ma è andato con parresia a tratteggiare il prete come pastore in mezzo al gregge, intriso – come ama dire lui – dell'odore delle pecore, un pastore che condivide pienamente la vita, le fatiche, i pericoli, le gioie del suo gregge.

Allora l'essere scalzo di questo prete richiama uno stile, un modo di essere e di agire, un'esistenza che «diventa eloquente, perché diversa, alternativa»: “scalzo” evoca il modo evangelico di porsi in cammino dei discepoli inviati da Gesù a predicare, senza denaro nella bisaccia né due tuniche; “scalzo” implica la rinuncia a tutto il superfluo e il “mantenere soltanto ciò che serve per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio”.

sabato 21 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN LORENZO DA BRINDISI

Lorenzo Russo, nato a Brindisi da illustri genitori, si fece Cappuccino nella Provincia Veneta.

Di intelligenza pronta e brillante e di una memoria prodigiosa, apprese in breve tutte le lingue di allora, nonché il greco e l'ebraico. Dotato di temperamento energico ed impulsivo, di abilità oratoria e forza persuasiva, portò alla fede anche i protestanti e conquistò gli ebrei. Durante la battaglia di Alba Reale in Ungheria (1601), entrò animosamente nella mischia, trascinando i soldati cristiani alla vittoria.

Nonostante i delicati incarichi affidatigli dai Pontefici e gli uffici esercitati nell'Ordine, di cui fu anche Ministro Generale, fu uno dei più fecondi scrittori della Chiesa.

domenica 15 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN BONAVENTURA

Giovanni Fidanza era nato a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bambino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: «Oh bona Ventura»: gli rimase per nome, ed egli fu davvero una «buona Ventura» per la Chiesa. Volle farsi francescano, studiò filosofia e teologia a Parigi e vi fu a lungo professore. Eletto superiore generale del suo ordine, l’organizzò e diresse saggiamente, tanto da esserne chiamato: «secondo fondatore e padre»; infatti, Francesco non aveva lasciato alcuna precisa costituzione. Per averlo vicino a Roma, il Papa lo nominò vescovo di Albano e cardinale, incaricandolo di preparare il Concilio Ecumenico di Lione II per l’unione dei cristiani Latini e Greci. La sua teologia, agostiniana di mente e di spirito, e fortemente cristocentrica, lo rendeva capace di capire profondamente la teologia orientale. Aperto il Concilio il 7 maggio 1274, si giunse il 28 giugno a un accordo per l’unione (purtroppo rotto in seguito); ma il 15 luglio Bonaventura moriva, assistito dal papa Gregorio X. Pochi mesi prima era morto san Tommaso d’Aquino, di cui era amicissimo.

Agenda

AGOSTO 2018 

16 agosto: Compleanno di Giovanni 











Nota_1: La vignetta che rappresenta il mese proviene dal sito http://papale-papale.it/2012/ottobre/1/francesco.html

Nota_2: Tutto il calendario aggiornato lo puoi trovare sulla PAGINA Calendario

martedì 10 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

SANTA VERONICA GIULIANI

Veronica, nata a Mercatello nelle Marche nel 1660, a diciassette anni entrò nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia).

Passò la sua vita nella preghiera e nella contemplazione, proponendosi di uniformarsi sempre più a Cristo Crocifisso.

Per il suo amore al mistero della Croce, ebbe il dono delle stimmate.

Raccontò le sue esperienze mistiche in un voluminoso "Diario", che scrisse per obbedienza al suo confessore.

lunedì 9 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

Ss. NICOLA PICK, WILLALDO e COMPAGNI

Nel giugno 1572 la città di Gorcum (in Olanda) fu conquistata da gruppi di estremisti calvinisti, i Gheusi, che riuscirono a vincere la resistenza opposta da una piccola guarnigione che difese i fedeli, il parroco e un gruppo di Frati Minori.

Durante le trattative per giungere alla resa i Gheusi si impegnarono a salvare la vita dei religiosi, ma dopo la resa la promessa non fu mantenuta e vennero catturati undici Frati Minori (oltre ai citati: Antonio da Hoornaert, Antonio da Weert, Cornelio da Wijk Bij Dunrstede, Francesco da Roye, Girolamo da Weert, Goffredo da Melveren, Nicasio da Heeze, Pietro da Assche, Teodorico van der Eel), tre sacerdoti secolari, un canonico regolare di Sant’Agostino e un padre domenicano accorso per amministrare i sacramenti ai prigionieri.

domenica 8 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

Ss. ANTONINO FANTOSATI E COMPAGNI

Vestendo l'abito dei frati Minori e cambiando il nome in quello di Antonino, compì l'anno di noviziato presso il convento di Santa Maria della Spineta, frazione di Fratta Todina. Venne ordinato sacerdote a Carpineto Romano il 13 giugno 1865, avendo come padrino il conte Giovanni Battista Pecci, fratello del cardinale Gioacchino, ancora per alcuni anni arcivescovo in Perugia, prima di essere eletto papa col nome di Leone XIII. Il legame di padre Antonino Fantosati e la famiglia Pecci, compreso papa Leone XIII, rimase anche dopo la sua partenza come missionario in Cina. Dopo un colloquio con padre Bernardino da Portogruaro, ministro generale dei frati Minori, partì missionario per la Cina, una terra di una lunga tradizione di presenza francescana, come dimostra la consacrazione nel 1310 circa di Giovanni da Montecorvino come primo arcivescovo dell'attuale Pechino. Assieme ad Antonino vi erano altri frati, tra i quali padre Elia Facchini, che moriranno martiri e verranno beatificati il 29 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzati da papa Giovanni Paolo II il 2 ottobre 2000.[2] Giunto a Wuhan, capitale dell'Hupeh, vestì abiti cinesi come segno di cordialità verso le persone che avrebbe incontrato; anche il nome venne cambiato, secondo la lingua locale, in Fan-hoae-te. Nel 1878 fu nominato amministratore apostolico dell'Hupeh nord-occidentale.

sabato 30 giugno 2018

MESSALE SERAFICO

BEATO RAIMONDO LULLO

Nel 1247 Raimondo è nominato paggio del re e in seguito siniscalco e maggiordomo dell'Infante. Nel 1257 sposa Bianca Picany dalla quale ha due figli ma nel 1262 avviene la svolta nella sua vita. Nella sua Vita coetanea Lullo narra la propria conversione: ha cinque visioni di Gesù e alla quinta si convince, benché peccatore, di aver ricevuto la chiamata da Dio. Decide di farsi missionario e di convertire i musulmani e gli ebrei, i quali, già credendo nell'esistenza di un essere del quale non si può pensare altro di maggiore, come insegna Anselmo d'Aosta, devono necessariamente essere cristiani.

Ma, nonostante le visioni, continua a condurre la solita vita licenziosa finché, dopo aver ascoltato una predicazione su Francesco d'Assisi, si consiglia col domenicano Raimondo di Peñafort, che lo convince: nel 1263 vende tutti i suoi beni, lasciandone una parte alla moglie e ai figli, e consacra la propria esistenza alla penitenza. Acquista dunque un servo saraceno che gli insegni l'arabo, lingua utile alla conversione dei falsi credenti.

venerdì 15 giugno 2018

Agenda

LUGLIO 2018 

7 luglio: Compleanno di Silvano

12 luglio: Compleanno di Mara e Anna 

13 luglio: Compleanno di Agnese







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mercoledì 13 giugno 2018

MESSALE SERAFICO

SANT’ANTONIO DI PADOVA

Fernando de Bulloès y Taveira nacque a Lisbona in Portogallo. Divenuto sacerdote fra i canonici regolari di sant’Agostino, rimase affascinato dall’ideale francescano, per aver visto i corpi dei cinque primi martiri francescani del Marocco. Entrò nel convento di sant’Antonio di Coimbra dove ricevette il nome di Antonio.

Aspirando al martirio, volle andare missionario tra gli islamiti del Nord-Africa; ma una malattia lo fece ritornare. La nave, costretta dalla burrasca, dovette approdare in Sicilia. Antonio si mise a percorrere l’Italia, predicando. Nel 1221 partecipò al Capitolo generale alla Porziuncola, e vide Francesco. Predicò, con frutto di conversioni, contro gli eretici in Italia e in Francia, rivolgendosi al popolo. La quaresima del 1231 segna il vertice della sua predicazione, in cui predominano le istanze sociali. Stremato di forze, morì a 36 anni nel giugno seguente, all’Arcella (Padova). Per primo aveva insegnato teologia tra i francescani. Nei suoi scritti e nelle prediche è tale la profusione di testi biblici, che Pio XII, nel 1946, lo onorò dei titolo di «Dottore evangelico».

venerdì 1 giugno 2018

TU SARAI SACERDOTE PER SEMPRE

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Abbiamo evidenziato come il Signore continui a pascere il suo gregge attraverso il ministero dei vescovi, coadiuvati dai presbiteri e dai diaconi. È in loro che Gesù si rende presente, nella potenza del suo Spirito, e continua a servire la Chiesa, alimentando in essa la fede, la speranza e la testimonianza della carità. Questi ministeri costituiscono, quindi, un dono grande del Signore per ogni comunità cristiana e per la Chiesa intera, in quanto sono un segno vivo della sua presenza e del suo amore.

Oggi vogliamo domandarci: che cosa viene richiesto a questi ministri della Chiesa, perché possano vivere in modo autentico e fecondo il proprio servizio?

Nelle “Lettere pastorali” inviate ai suoi discepoli Timoteo e Tito, l’apostolo Paolo si sofferma con cura sulla figura dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, - anche sulla figura dei fedeli, degli anziani, dei giovani. Si sofferma in una descrizione di ogni cristiano nella Chiesa, delineando per i vescovi, i presbiteri e i diaconi, ciò a cui essi sono chiamati e le prerogative che devono essere riconosciute in coloro che vengono scelti e investiti di questi ministeri. Ora, è emblematico come, insieme alle doti inerenti la fede e la vita spirituale - che non possono essere trascurate, perché sono la vita stessa -, vengano elencate alcune qualità squisitamente umane: l’accoglienza, la sobrietà, la pazienza, la mitezza, l’affidabilità, la bontà di cuore. E’ questo l’alfabeto, la grammatica di base di ogni ministero! Deve essere la grammatica di base di ogni vescovo, di ogni prete, di ogni diacono. Sì, perché senza questa predisposizione bella e genuina a incontrare, a conoscere, a dialogare, ad apprezzare e a relazionarsi con i fratelli in modo rispettoso e sincero, non è possibile offrire un servizio e una testimonianza davvero gioiosi e credibili.

domenica 20 maggio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN BERNARDINO DA SIENA

Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima nel 1380, compì gli studi umanistici a Siena, dandosi poi con passione allo studio della Sacra Scrittura.

A ventidue anni lasciò le agiatezze della sua famiglia per entrare nell'Ordine dei Minori. Divenuto sacerdote, gli venne affidato, per la sua cultura ed eloquenza, il ministero della predicazione. Percorse in un primo tempo la Toscana e poi tutta l'Italia, an­nunciando con grande successo la parola di Dio. La sua elo­quenza semplice e incisiva attirava le folle, risvegliava la pratica religiosa, conciliava le fazioni, suggeriva riforme. Propagò con slancio la devozione al SS. Nome di Gesù e ne in­culcò la venerazione alle moltitudini. Per rendere più efficace la sua parola, faceva scolpire o dipingere su tavolette e formelle dì svariata materia il monogramma del nome di Gesù «JHS», cir­condato da raggi a guisa di sole.

venerdì 18 maggio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN FELICE da CANTALICE

Felice nacque a Cantalice (Rieti) nel 1515. Lavorò da contadino fino a 30 anni, poi entrò nell’ordine dei Cappuccini. Gli venne quasi subito affidato l’incarico di questuante, che eseguì con esemplare semplicità per 40 anni.

In continua preghiera, in umile letizia, percorreva le vie di Roma, assistendo malati e poveri, per i quali questuava, e invitando i fanciulli a cantare lodi divine. Era chiamato "frate Deo gratias" per il suo abituale saluto.

giovedì 17 maggio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN PASQUALE BAYLON

Pasquale nacque nel 1540 nell'Aragona in Spagna. Da ragazzo fu addetto alla custodia del gregge, dimostrando fin d'allora una particolare devozione verso l'Eucaristia. Nel 1564, già conosciuto per la sua vita esemplare, entrò tra i Frati Minori.

I Superiori pensavano di avviarlo al sacerdozio, ma egli preferì rimanere semplice fratello religioso, esercitando per tutta la vita gli umili incarichi del convento specialmente quello di portinaio.

Si distinse per una intensa pietà eucaristica, e Dio lo ricolmò di carismi celesti. Quasi illetterato, compose vari libri di pietà, nei quali presenta la sua esperienza mistica.

mercoledì 16 maggio 2018

MESSALE SERAFICO

SANTA MARGHERITA DA CORTONA

Margherita nacque a Laviano in Toscana nel 1247. Rimasta presto orfana di madre, incompresa dalla matrigna, fu incautamente indotta a seguire un giovane a Montepulciano.

Rimasto tragicamente ucciso l'uomo con cui viveva, Margherita, scossa dalla grazia divina, si convertì a Dio con tutta l'anima e iniziò una vita di grande austerità e penitenza. Stabilitasi a Cortona, entrò nel Terz'Ordine Francescano, e si dedicò al servizio degli ammalati, per i quali fondò un ospedale.

martedì 15 maggio 2018

Agenda

GIUGNO 2018 
Lunedì 4 giugno 2018
7° Anniversario di Professione di Salvina e Benito

19 giugno: Compleanno di Salvina

A metà giugno 2018
INCONTRO di VERIFICA



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martedì 1 maggio 2018

SOBRIETÀ E SOLIDARIETÀ COME STILE DI VITA

"E' il custodire l'intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato San Francesco d'Assisi: è l'avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l'ambiente in cui viviamo" (Papa Francesco, omelia d'insediamento)
Le modalità con cui l'uomo tratta l'ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all'edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano. E' necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti. 

Allora parlare di stili di vita significa avere l'umiltà di riconoscere che il nostro modo di consumare, di acquistare, di risparmiare..... hanno a che fare con la possibilità di pensare ad un futuro diverso. Ma significa anche riconoscere che la ricerca di un autentico benessere, di una vita serena, di una sicurezza non solo gridata, devono passare attraverso una graduale revisione delle nostre priorità e la capacità di mettere al centro il tema della sobrietà. 
Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n.62 del 2001.